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La legislazione italiana definisce nel Capo X del Codice Civile il profilo economico e giuridico del rapporto di collaborazione che intercorre tra l’agente e il preponente (la società o persona fisica che conferisce l’incarico). Negli articoli dal 1742 al 1752 c.c. sono trattati i principali istituti giuridici che devono obbligatoriamente essere rispettati dalle due parti contraenti. Queste norme si applicano a tutti i rapporti di agenzia, quale che sia il settore economico di attività; unica eccezione è prevista all’art. 1753 per gli agenti di assicurazione, ai quali le stesse norme si applicano in via analogica, ma solo nel caso in cui i rapporti tra le parti non siano disciplinati da apposito contratto collettivo.

Altre categorie di agenti, come è il caso del settore industriale e del settore commerciale, utilizzano anche esse (e da antica data) lo strumento della contrattazione collettiva, ma non in deroga alla norma civilistica. In questi casi il contratto collettivo (detto Accordo Economico Collettivo) può soltanto essere di miglior favore per l’agente, come in effetti avviene attualmente per le disposizioni concernenti l’indennità di cessazione del rapporto ed altri istituti non previsti dalla legge ( malattia, infortunio,  puerperio, indennità di clientela).

Nel sottoscrivere un contratto di agenzia le parti, se non aderiscono ad alcuna organizzazione firmataria di accordi o contratti collettivi, debbono in ogni caso attenersi alle disposizioni civilistiche, mentre hanno la piena facoltà di accordarsi per istituti di miglior favore a vantaggio dell’agente, o dichiarare di voler applicare (in tutto o in parte) la disciplina dei vigenti Accordi Economici Collettivi per i settori dell’Industria e del Commercio.

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